sabato, 17 maggio 2008
Quaranta giorni. Il tempo necessario per l'incubazione, l'esplosione e la guarigione, semmai. Quaranta giorni e quaranta notti, quaranta anni nel deserto: il numero simbolo di un tempo indefinito.
Sono stata in quarantena, chiusa in me stessa in mezzo alla gente. L'ho saputo immediatamente, che avrei avuto bisogno di tempo, ma mi ci è voluto tempo a realizzare quanto forte fosse questo bisogno.

Sono stata in quarantena girando liberamente, incontrando persone e realtà nuove, cominciando un nuovo lavoro di cui prima non sapevo nemmeno l'esistenza, in un campo totalmente diverso da qualsiasi cosa avessi mai fatto.
Mi sono confrontata con le insicurezze che si sono fatte di granito in questi ultimi anni, le paranoie che non mi potevo permettere di esprimere, dall'alto dei miei trentaquasidue anni.
Ho dovuto trangugiare la frustrazione di azzerare il contatore dell'esperienza e di dover mettere da parte i voli pindarici con cui non si paga l'affitto, che partono quando vogliono loro e rischiano di avere ali appiccicate con cera molle e sputo.

Ho affrontato un'incapacità di essere entusiasta che ha sconcertato prima di tutti me stessa. Una reazione imprevista di cui mi sono vergognata molto: ho odiato scoprirmi non grata quanto invece avrei dovuto per la grande fortuna che ho avuto.
Mi sono vergognata con l'amica che ha scommesso su di me. Mi sono vergognata coi miei ex colleghi: dopo che me ne sono andata, l'azienda in cui ero è collassata su se stessa come un edificio minato per l'implosione e praticamente tutti si sono trovati a spasso in tempo zero. Soprattutto, mi sono vergognata con me stessa.
Eppure, non potevo fare altro che lasciarla passare. Non potendo isolarmi sul serio, ho comunicato il meno possibile, trovandomi di colpo senza parole. Un'afonia mentale.

Ma non sarebbe servito nemmeno un posto alla destra del padre. Le mie due amiche excolleghe, Aussie e March, si sentivano allo stesso modo e hanno avuto all'incirca lo stesso tipo di reazione. La cosa in qualche modo mi ha rassicurato: non ero la sola.
Sottoposte per anni a pressioni continue in un posto dove il rispetto per le persone era più o meno lo stesso delle cavie da vivisezione, siamo uscite di lì con una pressione interna da poter gonfiare le gomme a un tir con uno sbuffo.
Non è una consolazione che quel manipolo di stronzi per cui abbiamo lavorato siano stati umiliati, alla fine. Perché in qualche modo i loro ricchi sederi cadranno sul morbido, appena sfiorati dai danni che hanno causato. Già mi dicono che sorridono da divi, abbronzati come fossero stati ai tropici Invece che ai domiciliari. Invece troppe persone che stimavamo e che erano messe come noi se la sono presa senza complimenti per il lato largo.

Inoltre c'è stata la chiusura del rapporto con una persona che per molto tempo ho considerato amica, e ora mi chiedo in base a quali criteri. A lei non è venuto il dubbio che le potessi imputare una qualche mancanza e io mi sono scoperta senza voglia, stavolta, di spiegare. Da lei ho ricevuto l'ultima delusione di una serie di varie ed eventuali negli anni, una delusione grande abbastanza di una serie lunga abbastanza da farmi decidere che stavolta avrebbe potuto essere l'ultima. Però questa cosa mi ha sommerso come fosse cemento a presa rapida, togliendomi altra spontaneità.

Poi gli ingranaggi inceppati hanno ricominciato a ruotare. Prima lenti, sferragliando, poi più fluidi.
Ora posso rispondere in modo convincente e sincero quando mi chiedono come sto: rispondo - in un raro attacco di concisione - che va meglio, dopo uno spaesamento inziale. Ho ritrovato un accordo di pace tra me myself and i, e la voglia di rispettarlo. Ora a tratti posso perfino definirmi contenta. Ho ricominciato a respirare, sto pensando che forse non sono proprio la mezzasega che mi ero convinta di essere. Mi oriento ancora poco, non sempre metto a fuoco il paesaggio, però ho rialzato la testa e sto guardando in che direzione voglio andare.
Ah, e ultimamente leggo e scrivo poco anche perché sto iniziando a farmi un discreto culo. (Ovviamente niente a che vedere con quello che ti fai tu, zia Petarda.)
viridian©, evabè. | 01:27 | Permalink | commenti (8) |
sdrammatizziamo, professione scribacchina, donna in corriera, cose che succedono a viridian

mercoledì, 14 maggio 2008
Grazie al posto dove passo le giornate, una zona che pullula di agenzie di moda e di testate fashioniste, sto affinando le mie convinzioni teologiche. 

I casting maschili mi danno la conferma quotidiana dell'esistenza di Dio... e quelli femminili della sua ironia.
viridian©, evabè. | 16:55 | Permalink | commenti (11) |


martedì, 13 maggio 2008
Nemo: - Ooooh io voglio il suo autografo! Però il libro ce l'ho già, mica posso comprarne un'altra copia.
Vì: - Puoi sempre tenerti questa copia e regalare l'altra a qualcuno. NON guardare me, che i suoi thrilleroni mi fan cadere le braccia.
Nemo: - Vado lì e gli dico Ce li ho tutti i tuoi libri, regalamene uno con la tua firma, me lo merito!
Vì: - Capirai, quattro libri, manco fosse Stephen King.
Nemo: - Sì e poi non li o nemmeno ancora letti tutti...
Vì: Tanto è la stessa fuffa, letto il primo, gli altri sono uguali.
Nemo: - Ho trovato! Vado lì e gli dico Vorrei l'autografo però il libro lo compro solo se mi fai Vito Catozzo.
Vì: - Secondo me ti risponde Porco il mondo che c'ho sotto i piedi, vivo ce lo faccio mangiare il libro e l'autografo!
Nemo: - Allora vado lì e gli dico Ma io ti conosco! Tu sei Enrico Beruschi! Apprezzerà, eh?
Vì: - Si divertirirà tantissimo. Vai vai. Io ti guardo da qui.
viridian©, evabè. | 21:13 | Permalink | commenti (10) |
small talks

sabato, 10 maggio 2008
Riconosci i frequentatori storici della Fiera del Libro perché la chiamano sempre Salone, come si chiamava nella sua prima vita, e solo dopo si correggono.

Quasi i tutti i torinesi si confondono allo stesso modo e se dicono subito Fiera glielo leggi in un microscopico corrugare della fronte che gli si mescola in un neurone il dubbio di essersi sbagliati e il compiacimento per averla azzeccata subito al fastidio per la parola Fiera, che fa tanto mercato, mentre Salone aveva un'altra dignità. Ma il neurone è troppo debole e la sensazione troppo subitanea per articolarla in un pensiero cosciente. E tanto poi, l'è l'istess.

Io vedo il Lingotto e mi sale un moto di affetto che potrei anche chiamare amore perché affetto è troppo poco.
Amo visceralmente i lunghi vessilli che sventolano e le facciate di vetro e la piazza antistante, il pavè di mattoni autobloccanti e i passamani verdi e l'enormità dei padiglioni dove una volta, racconta mio padre che è stato per una vita un dirigente Fiat e al Lingotto ci ha passato metà di quel tempo, risuonava l'eco dei macchinari Fiat.
Amo camminare tra gli stand e riconoscere le facce conosciute e chiedermi chi siano quelle sconosciute, e incontrare vecchie conoscenze e corrersi incontro e abbracciarsi e raccontarsela.
Amo l'odore della carta e il riverbero dei microfoni e l'insieme di ordine e confusione.
Amo sentirmi ingoiata e accolta e non accorgermi di come passano le ore e di quanti chilometri faccio solcando il perimetro e l'area e riposando i miei passi negli stessi punti che solco sin dalla prima edizione, ventuno anni fa.

E ehm, anche se non mi fa onore, amo sbandierare il tesserino e saltare la fila di chilometri e venire accolta gioiosamente e riempita di scartoffie e borse e gadget (quest'anno poca roba e la borsa è di plastica e fa abbastanza schifo, ma vabè) e pure il fatto che da un paio d'anni col pass stampa si abbia anche il paercheggio privilegiato e gratuito.

Amo un'altra milionata di cose minimali che non ho tempo di elencare perché tra cinque minuti ci devo tornare. Potrei arrivare a dire che amo perfino lo stand dello Spizzico dove ci si ammazza per un pezzo di pizza stopposo e gli orridi chioschi dove la birra è acqua gialla.
Il fatto è che amo vedere il Lingotto e immediatamente sentirmi a casa. E pensare che è quasi ora che a casa, qui, mi decida a fare in modo di esserlo davvero.
viridian©, evabè. | 14:20 | Permalink | commenti (15) |
serendipity, torino e casa mia

martedì, 06 maggio 2008
Che bello, "Il treno per il Darjeeling". Ti lascia dentro un senso di allegria un po' amara, questo ridere perché la vita è buffa anche se fa male. In bocca un sapore speziato di una storia di viaggio per ritrovarsi perdendo qualcosa, andare avanti lasciando dietro qualcosa. Negli occhi colori e luci così perfette, e le tre facce fantastiche di Jason Swartzman, Owen Wilson e Adrien Brody, un film sui legami e il viaggio e il rito e la riscoperta. Un senso di sperdutezza (si dirà, sperdutezza?) e di vitalità e di energia.

Uscite dalla sala, io e Velvetsun ancora con questo friccicorino negli occhi e queste risate in gola, vediamo una coppia di là dal vetro. Velvetsun tutta allegra fa, "Toh, c'è Samu!" e agita la manina e il ragazzo dall'altra parte del vetro fa lo stesso. Siccome Velvetsun conosce circa un terzo della popolazione milanese, io penso "Toh, un suo amico, che novità".
Velvetsun saltella fuori e va a salutare il ragazzo e io le saltello dietro. Mentre Velvetsun gli dà due bacini sulle guance, io, ancora sul treno coi tre fratelli, guardo questo ragazzo vestito di nero con un cappellino nero, che un po' mi ricorda Charlie Brown e un po', mi dico, Toh, come somiglia al cantante dei Subsonica!
Lui mi dà la mano e mi dice "Piacere, Samuel" e io dico "Piacere Vì" e, ancora tutta presa dai turchesi e dagli arancioni e i gialli e i verdi di Wes Anderson, penso Toh, che buffa coincidenza, non solo gli somiglia, si chiama pure come il cantante dei Subsonica!
E gli chiediamo, cosa andate a vedere, e lui "Darjeeeling", e noi, ancora esaltate, a dirgli è bellissimo, vi piacerà un sacco, deve diventare un film di culto come e più dei Tenembaum. E guardo la ragazza con cui è  e penso, Però, che gnocca, però lui è molto più simpatico, lei non ci considera di striscio, sembra pure infastidita, va' a capire, sarà gelosa di Velvetsun.
E allora buon film, gli diciamo, divertitevi, ciao, ci si vede eh, e ci allontaniamo tutte esilarate.
E Velvetsun mi fa, Ma ti rendi conto, incontrare Samuel dei Subsonica al cinema!
E io: Oh.

«"L'altra sera mi ha fermato la Polizia: Lei è il fratello di Paolo Rossi il calciatore?"
Eh sì perché in famiglia ci chiamiamo tutti Paolo!»
Paolo Rossi
viridian©, evabè. | 11:26 | Permalink | commenti (28) |
cose che succedono a viridian, ho visto cose che voi

domenica, 04 maggio 2008
Sono tornata dal mare con una lista così lunga
di visioni illuminanti
e prospettive chiarificate
e ottimi propositi
e grandi intenzioni
che per domattina me ne sarò dimenticata i tre quarti.
viridian©, evabè. | 20:40 | Permalink | commenti (8) |


giovedì, 01 maggio 2008
Qualcuno si è accorto di qualcosa?
Ovviamente no, è stato come un fulmine quando tutti sono voltati dall'altra parte.
... (sennonché) ma ora all'improvviso non mi avete più nei preferiti.
Fuufiifiùù.


sto vivendo una crisi
e una crisi c'è sempre ogni volta che qualcosa non va
sto vivendo una crisi
e una crisi è nell'aria ogni volta che mi sento solo

so che rimarrò distratto per un po'
quindi rimarrò altrettanto distante

quando inizia una crisi è un po' tutto concesso
quasi come a carnevale
quando è in corso una crisi dimentico tutto
e posso farmi perdonare

so che rimarrò un po' assente da scuola
e forse non andrei nemmeno al lavoro

quando arriva una crisi riaffiorano alcuni ricordi
che credevo persi
cosa penso di me cosa voglio da te
dove sono cosa sono e perché

ho il sospetto che non sia un buon esempio
camminare a un metro e mezzo da terra

molto spesso una crisi è tutt'altro che folle
è un eccesso di lucidità
sta finendo la crisi e ogni volta che passa una crisi
resta qualche traccia

infatti ultimamente rido per niente
e non mi nascondo più facilmente
e malgrado sembri male
cambia solo il modo di giudicare
viridian©, evabè. | 00:02 | Permalink | commenti (21) |
sdrammatizziamo

martedì, 29 aprile 2008
Con amica X, sedute sul marciapiede davanti al cinema, fissando il vuoto con l'ultima sigaretta in mano.
X: Se continuo così, non sarò mai una vera giornalista.
Vì: Se continuo così, io non sarò mai niente. Niente.
X, guardando le prime gocce sull'asfalto e indicando vagamente in direzione della mia bici: Se continua così, sarai molto bagnata.

E sono arrivata a casa molto bagnata in effetti. Non per la pioggia, ma per un pianto di rabbia lungo tutta la strada. Pedalando furiosamente, come se accelerando sul selciato lucido e scivoloso potessi lasciarmi dietro questi pensieri che si stanno tramutando ogni giorno che passa in rimpianti.
Per colpa della mia codardia, della mia mancanza di disciplina, della malafede che mi zavorra in una disillusione che è solo paura di credere in me. Che mi sta incatenando ogni parola e ogni pensiero da mesi e ogni giorno un po' di più.
E ancora una volta la voglia feroce di dimostrarmi chi sono. Che sono. Contro quell'altra di soffocarla, di soffocarmi per non affrontarmi. Una battaglia interiore che non finisce mai, che mi sfinisce. Che mi fa dare per vinta ogni sera. E che, non so come, ma vincerò.

Ecco cosa mi ha scatenato Tutta la vita davanti. Una rabbia e un incendio. Non so come dormirò stanotte. Benedetto sia Virzì.
viridian©, evabè. | 01:19 | Permalink | commenti (9) |
lezioni di anatomia, porcaccimmonda, ho visto cose che voi

giovedì, 24 aprile 2008
Però dedico un attimo prezioso di tempo
per fare i complimenti
al tizio che è arrivato da me cercando su google
racconti erotici schiavo acido nelle palle.

Cos'è, qualcuno vuole forse mettere in discussione il mio modo di trattare gli uomini?

Peraltro, solo oggi già in tre sono approdati qui alla ricerca della scena ascellare del post sotto: mi dispiace, non l'ho filmata dal mio punto di osservazione privilegiato, ma mi resterà sempre nel cuore.
Ho l'impressione che per un po' sarà una delle mie keyword vincenti.
viridian©, evabè. | 17:42 | Permalink | commenti (9) |
webwebweb

giovedì, 24 aprile 2008
Sarà passato solo un mese dall'ultima volta che l'ho pensato,
ma mi sembra una vita che non desideravo così intensamente una vacanza.
viridian©, evabè. | 17:30 | Permalink | commenti (4) |
saro bre, donna in corriera

sabato, 19 aprile 2008
Oggi c'è il sole e col sole rifiorisce anche l'entusiasmo e si possono fare mille cose. Alcune più o meno intelligenti, o dignitose. Oggi è il giorno del meno.
Perché la scelta di oggi è stata di fare il pubblico a quella trasmissione musicale del pomeriggio di Raidue. Una scelta, come dire. Azzardata.

Scalo 76. Quel calderone che vorrebbe mescolare roba da intellettuali, indiefighetti e icone nazionalpopolari. E riesce solo a fare come il limone nel latte: cagliarlo. Ma io ancora non lo so, non l'ho mai vista. Felson si è fatto coinvolgere in questa mia brillante idea ieri sera, in un momento di incoscienza. Se ne pente appena arriviamo davanti agli studi della Rai e per tutte le cinque ore seguenti che ci suchiamo nel meraviglioso mondo della tivvù.

Tutto perché dovrebbe esserci Paolo Benvegnù. E invece Paolo Benvegnù non c'è. Lo hanno bidonato all'ultimo, ma noi non lo sappiamo ancora. C'è Bugo (registrato, pure, la Cree mi aveva avvertito), deve averlo scavalcato per potenza discografica. Il che fa già ridere. Non potevano esserci entrambi: non credo tollerino in trasmissione più di un artista sconosciuto per volta.

Ci sono sparuti ragazzetti neo-brit che attendono l'incontro coi Kooks e che se ne vanno subito dopo. Beati loro. Ma soprattutto ci sono centoventi maniaci di Pieropelù. Li riconosci per l'impegno con cui cercano di imitare la tamarraggine del loro idolo. E per la gran voglia di fare amicizia con i loro simili e seminare disprezzo su tutti gli altri. "Per chi sei qui?" "Per Benvegnù." "Per chiiiiiiiiii? E chi sono gli Gnu?". Animali più evoluti di te. "Ti odio", mi fa Felson.

Dopo un'ora a guardarci le scarpe e sparlare dei presenti in attesa di capire cosa fare, decidiamo di mangiare qualcosa. Il tempo di andare al bar e far togliere dal cellophane due toast, che vediamo muoversi la massa del pubblico. Rimaniamo a mangiare? E se poi restano solo i posti più in vista? Non pensiamo che probabilmente, di tutti i presenti, siamo gli unici che non hanno alcuna voglia di comparire in televisione. Non faremo che sentire i nostri vicini di posto lamentarsi perché non sono abbastanza inquadrati e come vorrebbero un posto "migliore". Ma non lo sappiamo ancora. Nel terrore di rischiare di apparire, diciamo addio ai toast e ci accodiamo.
Si chiudono le porte dello studio alle nosre spalle e ci dicono che nessuno potrà più uscire fino alla fine della trasmissione. Abbiamo già una sensazione a metà tra la claustrofobia e la fame. "Ti odio" mi fa Felson.

"Voi, andate in prima fila!" guardo atterrita lo spartitore di traffico umano e col cuore palpitante in mano esclamo, "No, in prima fila no!". "Allora andate là" e noi ci illudiamo per trenta secondi che sia un posticino defilato.
E lo sarebbe, non fosse per le due ENORMI telecamere che puntano verso di noi. Siamo appena dietro il secondo palco, quello dove si stanno per esibire i Kooks in apertura di programma. Per tutti gli interminabili cinque minuti della loro esibizione veniamo ripresi più di loro. "Ti odio", mi fa Felson.

Per fortuna partecipano per cinque minuti Anna Negri e Alba Rohrwacher, regista e attrice di Riprendimi, adorabili e semplici, bontà loro. Alba è bellissima. Entra in jeans neri e dei plateau di vernice nera tacco quindici da paiura. Molto tenere entrambe, sincere, perfino. Non le scarpe. Le due donne. Uniche, in tutto lo show.

Il resto è lunga, interminabile, incontenibile noia. Una noia di rara intensità e potenza.
Due ore in cui il nostro gioco preferito è spostarsi di millimetri per cercare di non farsi riprendere.
Sotto una lama di aria condizionata che a me fa venire una cervicale da ottantenne e a Felson un malditesta da ricovero.
Agghiacciando, più che altro, per battute a cui non si ride perché non fanno ridere, però si applaude, perché si applaude anche per una scoreggia. Io rido parecchio, per l'assurdità della situazione e per l'incredibile quantità di cazzate che sento. Felson invece ha la disperazione negli occhi, e perché non mi sfugga il concetto, le poche volte che mi rivolge la parola e è per ripetermi che mi odia.
Fossimo a casa avremmo già cambiato canale da secoli. Invece ci siamo dentro. E non possiamo uscire. Un incubo.

Almeno adesso siamo testimoni oculari che la Corvaglia è buona solo a essere bona e indossare una sottoveste - e se la tira tanto che le fa il giro intorno sei volte. E che la Maugeri, vestita da sciura bonton, fa davvero interviste che sanno di acqua diluita nell'acqua - ma almeno ogni tanto ha un'aria di chimmelofafare. E che entrambe sono troppo magre. Troppo troppo magre. E che Bossari è una patata.
E che per fare questo lavoro come persona dietro le quinte, e fai, poniamo, "l'animatore di sala" e devi tenere caldi i presenti e dare la clac ogni trenta secondi, conditio sine qua non è l'essere inutilmente pompato e convinto di essere fondamentale per i destini del mondo.

Comunque il dibattito su X-Psicodramma-Factor è stato molto interessante, considerato che non ne ho mai visti cinque minuti e ho già capito tutto. La Rai voleva il suo Amici, in pratica.

Ma soprattutto, lui, the man, l'artista principale della puntata. Piero Pelùùù. Molto dal vivo, in tutta la sua tamarraggine. Tutti ffnnnommeniiiii!
Non ci sono parole per mostrare l'orrore.
Posso solo dire che mi rimarrà impresso molto a lungo il medley con No Fun degli Stooges, che probabilmente solo io e Felson riconosciamo, piangendo un po' per la commozione.
Come il bassista: occhialini rotondi rossi, barbetta, capello lungo, chiodo nero e aria da quantossofigo io che sso' roccher: "Felson, perché quello lì io l'ho già visto?" "Perché è un clichè."

Ma mai quanto il momento topico dell'intervista. Quello mi rimarrà per sempre dentro. Credo che dovrò parlarne con la mia psicologa.
La Maugeri tira su il braccio e dice a Pelù "Non mi sono depilata l'ascella per te!" e lui ci si tuffa sopra per annusargliela. Poi si gira verso le telecamere e dà un colpo di bacino in avanti mentre tira i gomiti indietro. Minchia, rockenroll.
Quei ricordi indelebili che si possono raccontare ai nipoti. Se se vuole perdere ogni credibilità e rispetto ai loro occhi.

Alla fine della seconda ora lo sguardo di Felson ricorda pericolosamente quello di MIchael Douglas in "Un giorno di ordinaria follia". A lui sta per scoppiare la testa e a me la vescica. Prima di essere la prima vittima di tutto lo studio, allo stacco pubblicitario gli dico Ora!
Usciamo, ci inseguono "RaGAZZI, NON POTETE USCIRE!" "Ma lui sta male!" urlo disperata, pronta a minacce di vomito sui pantaloni di Bossari se non ci lasceranno andare via. Al che ci lasciano liberi.
Incontriamo Anna Negri e Alba Rohrwacher: non ha più le scarpe vertiginose, che probabilmente le hanno imposto per lo show, ma dei semplicissimi anfibi, per questo prende millemila punti in più.
Ci fiondiamo al bar per mangiare quel toast che ci spettava due ore fa. Alla tivvù sta andando in onda l'ultima ora di Scalo 76. C'è lo special più dibattito su Renato Zero che durerà per tutta l'ultima ora. Probabilmente ci avrebbe stroncato definitivamente.
"Ci mancava lui" esala Felson. Mi volto: la visione di DJ Francesco mi fa andare di traverso l'ultimo morso del toast. Capiamoci: incontrare DJ Francesco al posto degli Gnu.

Passiamo a riprendere le nostre paccottiglie al guardaroba dove abbiamo dovuto abbandonare tutto. La guardarobiera mi fa "Hai visto Simona?" "Uh?" "Ma sì, Simona!" Mi volto e vedo una donna bionda e alta che guarda una televisione di spalle ridacchiando con un tizio. Potrei rispondere 'Estiiica, ma per educazione rispondo, "Aaaah, ma dai, eh già!".Pare non sia una dose sufficiente di entusiasmo per la tizia, che mi guarda un po' stranita. Forse dovrei chiederle scusa perché questo è l'effetto che mi fanno le celebrità. Ma chissenefrega. Ci apre il portone, finalmente. Siamo liberi! E fuori c'è ancora il sole!

"Promettimi che non mi porterai mai più in un posto del genere!" mi chiede Felson. Glielo prometto.
Quando Benvegnù sarà ospite, i suoi cinque minuti ce li guarderemo in televisione.
viridian©, evabè. | 18:13 | Permalink | commenti (22) |
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martedì, 15 aprile 2008
che dopo torno ad occuparmi dei fatti miei.

Oggi sembra che nessuno abbia votato per la nuova maggioranza. La Lega poi, mai nella vita. Si dicono tutti frastornati e delusi e preoccupati. Non dico gli amici, ma colleghi, passanti, passeggeri.
Ora. O io incontro solo un campione non rappresentativo della maggioranza degli italiani (e dei milanesi), o qualcuno non ha il coraggio delle proprie scelte.
In metro ho avuto la tentazione di fermarmi davanti alle persone e chiedere random "Tu, per chi hai votato?". Invece la collegamica ha pensato di chiedere a bruciapelo "Come va?" ai colleghi, catalogando quelli che rispondevano Bene! d'istinto. nessuno comunque lo ha fatto (o ci è cascato).

Però c'è qualcuno che mi è vicino e che ammette serenamente di aver votato per Mr B. A differenza del mio ex, sono persone a cui voglio molto bene, che stimo e rispetto, e per quanto non si sia assolutamente d'accordo, ci si confronta spesso - pur senza arrivare mai a un punto d'incontro.
Di fronte al loro sollievo, ieri sera, ho saputo solo rispondere una cosa.
Spero tanto, per il bene di tutti, che alla fine voi abbiate ragione, e noi torto.
viridian©, evabè. | 18:19 | Permalink | commenti (22) |
filosofie spicciole, porcaccimmonda

lunedì, 14 aprile 2008
Ricevo un sms da un numero che il mio cellulare intelligente si rifiuta di riconoscere.
"14 aprile nuova festa della liberazione. E per cinque anni si gode".
Controllo la rubrica, perché ho un orrido sospetto, e so che quel numero ce l'ho in memoria.
Vale la vergogna retroattiva?

E' un mio ex fidanzato storico.
Come sempre mi chiedo, ma come ho potuto?
Quello con cui sono stata la bellezza di tre anni e mezzo. Vabbè, dodici anni fa. Non è una scusante?
Quello con cui non avevo niente di niente di niente in comune (voglio dire, quando ci siamo messi insieme io ero una dark e lui un residuo di paninaro anni '80), quello che nonostante questo (o proprio per questo) mi voleva sposare, quello con cui temevo mi sarei trovata a vivere insieme per sempre infelici e scontenti. E' quello con cui ho vissuto l'esemplificazione di quello che non voglio tollerare mai più, quello che comunque mi ci son voluti due anni e passa a capire come lasciare. Probabilmente è anche l'unico uomo a cui io abbia davvero (come si dice?) spezzato il cuore.
 
In questo momento mi spiace non averlo mollato con più cattiveria di quanto non avessi già fatto.
viridian©, evabè. | 22:22 | Permalink | commenti (22) |
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domenica, 13 aprile 2008
Venerdì sera ho preferito guardare le Invasioni Barbariche e godermi Valerio Mastandrea - adorabile come Non pensarci, il film di Gianni Zanasi - e l'intervento intelligente di questo ragazzo, piuttosto che farmi raggrinzire le vene dall'ultimo testa a testa tra i due faccioni nazionali.

Avendo già chiaro come votare, per non offendere il mio senso del ridicolo e non sentirmi imbarazzata di avere questa classe politica più di quanto già non sia, ho dribblato scientemente come ho potuto la campagna elettorale. Mi sono bastati gli inni imbarazzanti di PD e PdL su Youtube. E naturalmente, la cartellonistica sui muri delle città: comunque, tra primi piani impietosi e asserzioni da messia, la menzione speciale per l'umorismo involontario va al revisionismo storico della Lega.

Sto per andare a votare. È un dovere morale più che un diritto. Non capisco e non approvo chi non lo fa. Per manifestare il proprio dissenso e disgusto ha più senso mostrare di esserci annullando la scheda. Domani non ci potremo astenere dal subire le scelte che ci verranno imposte. Tanto vale non astenersi per dire, nel piccolo, quello che pensiamo. Per quel che ci pemettono che valga.

Per consolarmi sto ascoltando molto Gaber. La sua ironia amara e il suo pensiero libero mi fanno sentire meno sola.

La democrazia




Qualcuno era comunista



viridian©, evabè. | 14:47 | Permalink | commenti (16) |
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mercoledì, 09 aprile 2008
Avere e essere: il connubio tra le due modalità esistenziali è possibile.
In particolare quando si tratta di avere culo ed essere paraculi, come ho dato prova a me stessa ieri sera, finendo a sorpresa a vedere Carmen Consoli gratuitamente, in poltronissima.

Bacio le mani della Cree, che ha reso possibile la prima parte, con un accredito in più, e la seconda la mia nonchalance, che mi ha fatto scivolare in sesta fila centrale mentre le luci all'Arcimboldi si spegnevano.

Se possibile, Carmelina è sempre più brava. E, se possibile, è sempre più bella. E' stato un concerto incredibile. Intenso, carico, emozionale. Due ore volate, tutti appesi alla sua chitarra e alla sua voce.

Non ricordo, sinceramente, da quanti anni non la vedessi. Saranno almeno nove o dieci.
E' che sono affezionata ai suoi primi album, e alle sue canzoni sono legati i ricordi di due storie d'amore. Quando è finita quella con Nemo, ho lasciato dietro di me tutto ciò che era troppo carico di ricordi. Per prima cosa, la musica: tra i tanti accantonati, sia lei che gli Scisma, di cui Benvegnù era il motore.
Poi il tempo è passato, il dolore è svaporato, il rapporto con Nemo è cambiato fino a diventare l'amicizia fraterna che è adesso. Però ci sono ancora ora certe canzoni che mi riportano al 2000-2001.
L'Innocenza, degli Scisma.
Strade, dei Subsonica.
Lettera (Lo stretto necessario), dei Madreblu.
La descrizione di un attimo, dei Tiromancino.
Parole di Burro, di Carmen.

L'Innocenza l'ho ascoltata per caso proprio insieme a Nemo, qualche mese fa, e mi sono ritrovata a piangere ricordando come ero felice, la prima volta che l'avevo sentita tanti anni fa.
Ieri sera su parole di burro stavo per chiamarlo per fargliela sentire, poi ho pensato che non sarebbe comunque stata la stessa cosa.

Ma in ogni concerto memorabile c'è La Canzone, quella che mi fa piangere senza ritegno. E ieri sera è stata In bianco e nero: quella che parla del rapporto di Carmen con sua madre. E che così ha parlato anche a me, del rapporto con la mia. Di quante cose non mi sono mai sentita di raccontarle e che un giorno so che rimpiangerò non aver mai detto - e che nonostante, non le dirò lo stesso.
Ma come faccio a farglielo capire con una canzone, quando, a lei, la voce di Carmelina le ricorda una gatta in calore?
viridian©, evabè. | 17:58 | Permalink | commenti (16) |
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lunedì, 07 aprile 2008
Venerdì sera mi sono trovata a Radio Italia al concerto di Mario Venuti. Com'è successo, non si sa. Mi sono materializzata là. Seduta su una sedia in prima fila.
Solo lì ho scoperto che la trasmissione "Serata con..." veniva mandata sul satellite. Non per radio, come credevo. ma per video. Radio Italia Tivvù. In, aehm, Moooondovisione!, come escalamava entusiasticamente la presentatrice bonanza e malvestita di Radio Italia per scaldare la platea. Terrorizzando me.
Essendo in prima fila, io che Mario Venuti non l'ho mai ca-ehm-lcolato di pezza, ho dovuto mimare tutte le canzoni, applaudire entusiasticamente e guardarlo pure un po' in adorazione. Dovere del pubblico.
In effetti, pur non essendo il mio genere, è bravo. Però ecco, più che all'emozione gli occhi lucidi erano dovuti agli sbadigli dissimulati.

Perciò tornata a casa mi sono fatta un'overdose delle Labbra di Paolo Benvegnù. Cosa che sto facendo quotidianamente, più volte al giorno. E' la mia ossessione del periodo
Ecco io non lo so se voglio condividerlo con troppe persone Benvegnù. Che da una parte vorrei che fosse riconosciuta la sua bravura dall'universo mondo e allo stesso tempo non vorrei troppa gente di mezzo la prossima volta che tornerà in concerto in zona.
Perché Benvegnù è adorabile e geniale. Stropicciato e bellissimo. Molto triste quando canta e molto divertente quando si esibisce. Bravo in un modo doloroso. Ironico e umile e disilluso e idealista.
Nonché uno dei miei uomini ideali. Che all'alba dei 32 anni ho ancora uomini idealizzati. O dovrei dire: di nuovo. Adolescenza di ritorno, credo si chiami.
io - Felson, io me lo voglio sposare! O almeno ---
Felson - Sicura? Sai che lo devi mantenere tu, vero?
io: - ... sì, mi va benissimo!
Felson: - Se lo inviti a casa tua ti fa pure un concerto in salotto.*
io: - Lo pago in natura, andrà bene?


* Lo ha fatto in un paio di tournèe in effetti. E io me lo sono perso. E anche un'altra mezza dozzina di date solo nell'ultimo anno. Per millemila coincidenze stupide. Che inarrivabile idiota.
viridian©, evabè. | 18:21 | Permalink | commenti (26) |
music is my radar, ho visto cose che voi

sabato, 05 aprile 2008
Volevo fare la ballerina, l'attrice, l'astronauta, la scrittrice, la veterinaria.
Riesco ancora a malapena a fare la sognatrice.
viridian©, evabè. | 20:50 | Permalink | commenti (7) |
sdrammatizziamo, thirty-nothing

venerdì, 04 aprile 2008
Che fine ha fatto Vì?
Boh.
Dice un amico che è come se mi fossi tolta un grande peso e adesso non sapessi che fare di tanta nuova leggerezza.
Dico io che è come se fossi stata un geyser: la pressione sotterranea si sfogava in getti di parole, adesso il condotto si è in qualche modo allargato e la pressione è calata, il vapore sale e si disperde.
Ho telefonato a una ex collega che non ero riuscita a salutare. Parlando con lei ho realizzato com veda tutto dalla luna adesso, quanto sia senza zavorre. Veleggio, mi lascio portare dal vento.
La mattina cammino per Parco Sempione, già solo questo mi pacifica.
Durante il giorno rido spesso, è qualcosa a cui non ero più abituata.
Lascio scorrere i pensieri, non ho fretta di trovare parole.
Non cerco di capire, lascio che le spiegazioni emergano come bolle nell'acqua.

Ieri sera sono andata in Feltrinelli Duomo. Ho trovato la sala dove di solito ci sono le isole di libri storici e politici svuotata, con solo sedie accatastate. In piedi, c'era Marco Travaglio che parlava con due signore attempate (una sarà stata l'agente, l'altra la moderatrice). Aveva appena finito la presentazione dell'ultimo libro.
Travaglio lo stimo oltre misura, ma ora posso dirlo: Gran Figo.
L'ho anche detto all'amica con cui ero al telefono. Mi sa che non l'ho detto esattamente sottovoce, perché lui si è voltato a guardarmi. Ho pensato di avvicinarmi e dirgli qualcosa, ma con lui sospetto sia necessario un livello di eloquenza superiore all'unico commento che mi veniva spontaneo, per cui ho lasciato perdere.
Però, Gran Figo.
viridian©, evabè. | 10:07 | Permalink | commenti (26) |


lunedì, 31 marzo 2008
Venerdì, gli Editors a due velocità. Per gli amichetti dal fondo dell'Alcatraz una delusione. Per me, il Socio, Velvet e Cree da sotto il palco carichi, coinvolgenti, esaltati ed esaltanti.
Mi ritrovo di nuovo adolescente, a sospirare per la bellezza e gioventù di Tom Smith, come se avesse non cinque anni meno ma dieci più di me, a fare pensieri molto impuri ascoltando la sua voce incredibile e scorgendo la sua cresta iliaca sotto la camicia stazzonata.

"Siete un'associazione a delinquere", dice il Socio quando Velvet ed io ci improvvisiamo giustiziere della maleducazione. Non c'è bisogno di scatenare una rissa contro la cafoncella davanti a noi, che ci si rivolge acida e sparge antipatia e arroganza su quelli che la circondano. Basta togliersi la cicca di bocca e guardarsi, contemplare la sua maglietta bianca sopra i jeans neri e fissarsi di nuovo ghignando. Chissà quando si sarà seduta in macchina, che sorpresona.

Domenica, i Portishead dopo tanti anni, che non ci si poteva credere che stessero tornando. E come sono tornati. La straordinaria bravura di Beth Gibbons, quello scricciolo dall'incredibile intensità vocale, e la band compatta e potentissima con lei. Spazzata via tutta la fuffa di quegli anni, sono gli ultimi rimasti a fare trip hop, ed è ancora un gran bel sentire.
E per la seconda volta mi ritrovo adolescente, stavolta ai miei diciotto anni, a riguardare il mio cuoricino in frantumi e le lacrimucce che corrodevano Dummy, nel '94. Sempre evviva i '90: che anni, per la musica.
viridian©, evabè. | 17:42 | Permalink | commenti (10) |
music is my radar, ho visto cose che voi

giovedì, 27 marzo 2008
in questi giorni sono un po' come il tempo atmosferico: giorni gelidi con un sole lancinante, nuvole cupe e dense che promettono pioggia e vanno a portarla altrove, raffiche di vento che strappano il respiro.
La lunga coda dell'inverno che non sembra finire.

Gli alberi ancora spogli hanno accenni di foglie che stanno per spuntare. Ecco, io pure. 
Non sto mica male, eh. Sono giusto in attesa. Che mi germoglino parole con una qualche freschezza, pensieri con una certa univocità. Che mi torni linfa per estrapolare qualcosa da raccontare nelle cose che accadono, come accadono sempre, nella vita di tutti, di tutti i giorni.

Per intanto, la cosa che mi fa felice in questi giorni è Parco Sempione.


viridian©, evabè. | 13:11 | Permalink | commenti (11) |
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